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Cambiamenti Climatici

Provate ad immaginare un monte Bianco senza neve

Secoli e secoli di erosione hanno fatto del monte Bianco uno dei paesaggi più belli del mondo, fatto di creste acuminate, vette a guglia e massicce colate glaciali. Con i suoi 4.810 metri è la vetta più alta in Europa. Per tanti è l’emblema delle Alpi stesse.

Sono le sette di sera di una giornata di metà luglio quando ci arrivo, il cielo è limpido. Dopo essermi fermato a scattare qualche fotografia, provo a immaginarlo con i versanti spogli di neve, con prati lussureggianti e pendii brulli al posto delle imponenti lingue di ghiaccio, un po’ come se l’intera zona si fosse spostata sui Pirenei, oppure a centinaia di chilometri più a sud.

Per quanto possa sembrare un’idea strana, è ciò che potrebbe accadere tra non molto tempo a causa del cambiamento climatico. A sostenerlo sono gli esperti del centro di ricerca sugli ecosistemi alpini di Chamonix (Crea), che con l’ Atlante del monte Bianco – 194 studi fatti da più di sessanta università, laboratori, associazioni, governi – hanno provato a capire come sarà il paesaggio intorno alla vetta del monte Bianco alla fine di questo secolo. Il quadro che emerge è cupo. Se, come prevede lo studio, le temperature medie dovessero aumentare di tre gradi entro il 2100, sia il paesaggio sia l’ecosistema del massiccio ne risentirebbero notevolmente.

“È uno scenario, ma è basato su dati scientifici solidi. Molto dipenderà dalla quantità di gas serra – la causa principale del cambiamento climatico – che verrà immessa nell’atmosfera durante i prossimi anni”, dice Anne Delestrade, direttrice del Crea. “Anche se le emissioni calassero drasticamente, gli effetti continueranno a farsi sentire a lungo. In generale, dobbiamo entrare nell’ordine delle idee che le cose cambieranno”.

Le conseguenze per tutti
Il processo di cui parla Delestrade è già in corso. Durante il novecento, le temperature medie sulle Alpi sono aumentate di 1,2 gradi, mentre nel resto dell’emisfero nord del mondo sono aumentate di 0,7 gradi. La stazione meteo che si trova a 4.750 metri di quota, sulle rocce che affiorano dalla calotta glaciale, dal 2015 a oggi ha registrato una temperatura che ha superato più di venti volte lo zero.

Secondo gli esperti, succederà sempre più spesso. “Ci troviamo di fronte a un circolo vizioso”, spiega Edoardo Cremonese, ricercatore dell’agenzia per la protezione ambientale della Valle d’Aosta. “I luoghi che si trovano in alta quota si stanno riscaldando molto più velocemente di quanto si pensasse. Le temperature più alte fanno sciogliere ghiaccio e neve, facendo diminuire l’effetto albedo, cioè la loro capacità di riflettere i raggi solari nell’atmosfera e mantenere la Terra più fredda”. Se si pensa che il problema riguardi solo il monte Bianco, ci si sbaglia di grosso. Le conseguenze riguardano tutti. Le Alpi sono le riserve d’acqua dell’Europa intera. Riforniscono i più importanti fiumi del continente

Per capire quanto sia fondamentale il loro ruolo, basta fare l’esempio del Po. Con i suoi 652 chilometri attraversa sette regioni e tocca più di 3.200 comuni. Lungo il suo bacino vivono sei milioni di persone. La sua secca mette a rischio più di un terzo della produzione agricola italiana, così come più della metà degli allevamenti. Lo scioglimento del monte Bianco si riflette anche sulle condizioni del fiume, che a sua volta possono cambiare la vita a milioni di persone.

 

La passerella d’acciaio che dalla stazione di Montenvers conduce alla Mer de Glace, luglio 2018. (Marcello Rossi)